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Sulle tracce della Dea
I viaggi di Marija Gimbutas in Puglia

La Puglia è ricca di grotte e di siti preistorici che testimoniano antichi culti. Marija Gimbutas diresse insieme a Shan Winn lo scavo in una di queste: la grotta di Scaloria.
Anche altri siti pugliesi attirarono l'attenzione dell'archeologa lituano - americana, come la grotta dei Cervi a Porto Badisco, che al momento non è visitabile.
Grotte a forma di grembo con stalagmiti, al cui fondo si trovava l'acqua sacra, erano santuari. A Scaloria, presso Manfredonia, in Puglia, i resti culturali risalgono al 5600 - 5300 a. C. Vi furono rinvenuti più di 1500 vasi dipinti con i motivi a uovo, pianta, serpente, triangolo, clessidra, in fondo alla grotta stretta più bassa. Centotrentasette scheletri, la maggior parte dei quali in una fossa comune, che presentavano particolari tagli alla base del cranio, furono rinvenuti nella grotta inferiore. Forse qui si celebravano i Misteri della Morte e della Rigenerazione. Il ciclo della rigenerazione si riflette nella forma a utero della grotta, nell'acqua vitale sul fondo e nelle stalagmiti in costante processo di formazione.
In Puglia nella grotta dei Cervi a Porto Badisco la Gimbutas segnalava le presenza di disegni di animali con arti a serpente, di colonne di losanghe collegate, colonne a scacchiera e alberi simili ad abeti, probabilmente simbolo delle colonne vitali sotterranee.
M. Gimbutas; Il linguaggio della Dea, pag. 223

La grotta di Scaloria
La grotta di Scaloria si apre a circa 45 m. s.l.m. nella immediata periferia Nord di Manfredonia, in contrada Scaloria.
Fu scoperta casualmente nel 1932 vi si accedeva attraverso un orifizio che i lavori di scavo per la costruzione dell'acquedotto avevano aperto, poco distante dal punto dove in seguito fu localizzato l'ingresso originario ostruitosi nel Tardo Neolitico.
Gli scavi furono condotti inizialmente da Quagliati, poi dal 1967 da S. Tiné dell'Istituto di Archeologia dell'Università di Genova al quale si aggiunsero, dal 1979, M. Gimbutas e S. Winn dell'Università di California di Los Angeles e del Mississipi del Sud.
Le esplorazioni dell'Università di Genova riconobbero nella parte più profonda della grotta i resti di un cerimoniale religioso collegato ad un culto delle acque praticato attorno alla metà del IV a. C. - la datazione (3530 + - a.C.) ottenuta dai carboni raccolti nei pressi di una vaschetta rettangolare scavata nella roccia, la struttura principale del culto.
Vicino a questa c'era un ampio focolare che conservava resti di ossa di animali semicombusti e numerosissimi vasi erano stati disposti attorno ad una stalagmite spezzata in antico, la cui parte alta era adagiata sul fondo della grotta e il cui troncone di base conservava ancora tracce di un vaso originariamente posto su di esso per raccogliere le acque dello stillicidio.

La Grotta dei Cervi
Scoperta nel 1970 dal gruppo speleologico Pasquale de Lorentiis di Maglie, la Grotta dei Cervi situata nella splendida insenatura di Porto Badisco, a 49 km da Lecce e a 6 km da Otranto, rappresenta uno dei siti archeologici più suggestivi e spettacolari del Salento e il più imponente d'Europa.
La grotta risale a più di quattromila anni fa e presenta al suo interno numerosissime immagini in guano e ocra rossa: uomini armati di arco, donne, bambini, animali (cervi o cani), oggetti (vasi, otri), immagini simboliche...
La grotta è formata da tre corridoi ricchi di stalattiti e nella sua parte più profonda si apre una sala detta stanza delle manine, dove sull'intera superficie sono state lasciate moltissime impronte di mani.

Le Veneri preistoriche di Parabita
Nel vasto territorio dell'Europa, durante il paleolitico, furono realizzate numerosissime statuine femminili in pietra, osso, avorio con caratteristiche simili sebbene prodotte in luoghi tra loro tanto lontani...
Alcune celebri veneri paleolitiche provengono anche dal territorio italiano: da Savignano (Modena), da Chiozza, dal Trasimeno, dalla grotta dei Balzi Rossi in Liguria, da Parabita (Lecce).
Parabita (Lecce), centro dell'entroterra salentino, si sviluppa al margine sud/occidentale della Serra di S. Eleuterio. Il paesaggio è tipicamente carsico e sono numerose le grotte e le cavità.
Le grotte di questa zona furono abitate fin dalla preistoria e ancora oggi si racconta che certi buchi carsici, come La Madonna Te lu Carottu, siano usati per prove di coraggio tra ragazzi, retaggio forse di antichi riti di iniziazione...
A Parabita nella grotta che oggi conosciamo come la grotta delle Veneri di Parabita, furono rinvenute nel 1966 due piccole statue femminili in osso. Gli autori non sono concordi sulla loro datazione che oscilla dal Gravettiano al Neolitico.
La più grande, alta 9 cm e larga 2, ha un volto privo di lineamenti, mentre due incisioni parallele curvilinee nella zona del mento indicano forse un collare o un cappuccio. Le braccia si congiungono sotto il ventre rotondo. I seni, il pube e le natiche sono ben evidenziati. L'altra statuina ha dimensioni ridotte, è alta 6,1 cm e larga 1,5 cm. Il capo è tondeggiante, senza indicazione dei lineamenti; le braccia sono anche in questo caso congiunte sotto il ventre. I seni sono ovali, il ventre è piatto, i glutei appena accennati. La parte inferiore è affusolata e termina in una specie di uncino, elemento che ha fatto pensare che si tratti di un pendaglio.