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La tomba è il grembo
Un viaggio nelle tombe rupestri della Sardegna

Le tombe rupestri della Sardegna, come quelle siciliane e gli ipogei di Malta, hanno solitamente forma uterina, a uovo, la loro pianta ha forme quasi antropomorfe.
Maria Gijmbutas notava che la grotta naturale con le sue connotazioni di grembo della Dea fu probabilmente l'ispirazione per erigere strutture monumentali sulla superficie... Il corpo morto era posto quindi in un luogo simili all'utero materno perché potesse nascere di nuovo.
Le tombe hanno spesso accessi angusti, vi si entra strisciando o chinandosi, attraverso
uno stretto corridoio, che rievoca il percorso del parto: si torna nel grembo della Madre per essere rigenerati.
In Sardegna: Montessu (Villaperuccio); San Bendetto (Iglesias), San Andrea Priu (Bonorva) 4000 - 3500 a. C.
Le tombe potevano avere anche l'aspetto di un forno e al loro interno i corpi venivano deposti rannicchiati. In Sardegna nelle tombe a forno della cultura di Bonu Ighinu (metà del V millennio) la Dea Madre è posta vicino al defunto nel suo aspetto di rigida Dea della Morte insieme all'ocra rossa, il colore della vita (tomba 387 di Cuccuru de is Arrius).

I simboli della Dea sono presenti ancora nelle centinaia di tombe sotterranee della Sardegna nord - occidentale (IV millennio a . C.): le corna del toro a forma di crescente lunare spesso scolpite insieme all'uovo o alla luna.
La tomba dei vasi tetrapodi, è stata trovata intatta, sigillata con lastre di pietra da popolazioni appartenenti alla cosiddetta cultura di Bonannaro. Un dromos lungo 16m. porta all'ingresso della tomba, la cella c, preceduta da un' antecella (b),è quella principale,che è fornita di due pilastri scavati nella roccia, ed ha una forma rettangolare. Nelle altre otto celle si possono notare doppie corna, e corna capovolte, scolpite a bassorilievo poste a decorare gli ingressi. All'interno di questa sola tomba si sono trovati 447 reperti, appartenenti a tutte le culture preistoriche sarde. La sua costruzione originaria è databile alla cosiddetta cultura di Ozieri (3500 a.C. circa).

Questa tomba nuragica ha un'origine molto antica, risalente circa al 2500a.C., con riferimento alla Cultura di Monte Claro.
In origine era un'allèe couverte (un dolmen a corridoio), che si può ancora vedere in quanto costituisce il corridoio interno, lungo 10 m., che si trova al centro della tomba.
Il dolmen era formato da lastre disposte verticalmente sopra una pavimentazione lastricata in granito, sormontate da altre lastre di pietra poste in orizzontale (a piattabanda), tutto l'insieme era poi coperto di piccoli ciottoli. La tomba venne poi riutilizzata da popolazioni della cultura di Bonannaro intorno al 1800 a.C. e infine ricostruita dai nuragici dopo il 1600 a.C..
In età nuragica venne aggiunta la stele e l'esedra, la piccola anticamera posta tra la parte antica e la stele, e venne rifatta la muratura esterna. La stele, alta m.4,40 e larga alla base m.1,90, è la più alta della Sardegna ed è formata da due pietre sovrapposte, incastrate con appositi incavi. Sia la parte inferiore che quella superiore sono finemente lavorate e incorniciate da uno spesso listello. La tomba di Coddu Vecchiu è una delle meglio conservate della zona..

Il pozzo sacro di Santa Cristaina - Paulilatino (Or) Il pozzo sacro di Santa Cristina è un luogo affascinante, legato, secondo molti, al culto della Dea, che in questo luogo è richiamata dai segni del triangolo e della luna. La forma triangolare del suo accesso infatti richiama il triangolo pubico, mentre il suo particolare orientamento astronomico portava la luce lunare a specchiarsi nel fondo del pozzo.
Nell' agro del comune di Paulilatino, che probabilmente prende nome dalla palude di Paludis e Latere prosciugata nel 1827, a pochi chilometri da Bauladu, Ghilarza e Abbasanta, si trovano numerosissime testimonianze di età nuragica e prenuragica; circa 100 nuraghi, per citarne alcuni tra i più famosi Lugherras, Atzara, Battizzones, Nussiu, Oschina; tombe dei giganti: Goronna, Mura Cuada, Perdu Pes, Pardulette, Vidili Piras.
Il bellissimo nuraghe con villaggio di Santa Cristina con l'omonimo tempio a pozzo, quest'ultimo , composto da conci lavorati alla martellina, è uno degli esempi di architettura più belli della Sardegna, allineato astronomicamente con l'astro di Diana.
Nella situazione attuale, ovvero dopo il restauro, alcuni astrologi hanno affermato che ogni 18 anni e 6 mesi, alla fine di Dicembre / inizio Gennaio, la luna si specchia sul fondo del pozzo passando per il foro che sovrasta la tholos.
In origine, quando l'asse terrestre era inclinato in modo che in Sardegna fosse ancora visibile Rigel Kent, il famoso piede del centauro (Rigil o Alfa Centauri, la stella più vicina alla terra), durante gli equinozi di primavera e d'autunno, il sole illuminava il fondo del pozzo grazie all' orientamento astronomico della gradinata.