Cavalli e Cavalieri

Il gruppo equestre è il soggetto sicuramente più conosciuto di Marino. Esso può essere visto come un vero e proprio simbolo, un linguaggio originalissimo che adotta per esprimersi e per leggere la realtà. Infatti egli afferma: C'è tutta la storia dell'umanità e della natura nella figura del cavaliere e del cavallo, in ogni epoca. È il mio modo di raccontare la storia. È il personaggio di cui ho bisogno per dare forma alla passione dell'uomo (…)
Ma dice anche che nel tempo il cavaliere diventa sempre più incapace di padroneggiare il suo cavallo, e la bestia, nella sua ansietà sempre più feroce, si rende rigida invece di impennarsi.
Ecco dunque che i cavalli e cavalieri divengono Miracoli, forme lacerate, tragiche, “espressioniste” perché come dice Marino stesso è il mondo che è diventato espressionista. Con queste forme dissolte, estremamente drammatiche Marino dispiega un’ansia, tutta di origine etica, per la condizione umana.
Fossili, Gridi, Guerrieri, Composizioni di elementi, titoli che attribuisce alle sue opere quando ormai la forma cavallo/cavaliere è ridotta ad un insieme disconnesso, frammentato, dove le due figure sono pressoché irriconoscibili, evocative di un dramma, una tragedia che si è consumata e di cui restano soltanto drammatiche forme senza vita. Le superfici sono taglienti, le linee acute fendono lo spazio, lo spezzano in maniera violenta e niente sembra ormai restare dell'armonico rapporto fra uomo e natura.


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Marino Marini

Piccolo cavaliere, 1942
1942
Terracotta policroma cm 31,1 x 29,5 x 16,4

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