27/05/2016
Enrico Visani - Nuovi appunti per una pace tradita

L’arte e il mondo di Enrico Visani

 

Premessa

In questa mostra pistoiese Visani è voluto tornare con un suo dipinto al figurativo per rendere esplicito il messaggio di Pace e di Speranza che nonostante tutto non lo abbandona. E lo ha fatto mettendo sulla tela quattro grandissimi pensatori e operatori di pace del secolo scorso: Martin Luther King, il “Mahatma” Gandhi, Nelson Mandela, Papa Giovanni XXIII. 

 

L’artista

Visani ha la pittura e soprattutto il colore nel sangue. La sua è una passione genuina che con il passare del tempo ha subito dei cambiamenti determinati sia dalle esperienze di vita che dalla mutevole complessità della società. Elementi che hanno esaltato la sua sensibilità che il pennello ha trasfuso nella tela per raccontare i suoi sentimenti che con il colore, spesso acceso, finiscono per sfociare in una presa di posizione e ribellione nei confronti delle atrocità del mondo.

A questo riguardo ci illumina un suo scritto: ”Divulgare la necessità di guardare il caos in cui viviamo come un’ultima risorsa con la speranza o l’illusione di ricreare qualcosa di nuovo di cui l’umanità possa fruire per continuare ad esistere. STO SOGNANDO!!!!? Oppure è il caos l’unica strada percorribile.

Ed il mio caos si completa in un possibile tentativo di far riapparire e reinventare estemporaneamente le forme e le cose più assurde recepite in passato e, se possibile, coinvolgere anche colui che guarda: il visitatore.

Il mio fare altro non potrà essere che la sorte inconscia di un possibile Natale, o  un’Epifania, magari stracolmi di illusioni ma, opportunamente, tentando di fuggire dalle vecchie megere chiamate Musa o Ispirazione poggiando i piedi per terra e lasciando al pensiero spazi enormi, a me stesso sconosciuti, così da indurre il fruitore a non pensare al mio lavoro, alla mia opera, ma a spaziare nel gesto che spero proponga suggestioni”.

 

Gli inizi.

 

Enrico Visani, da grande appassionato, approda all’arte attraverso un sofferto percorso interiore da autodidatta che lo porta a studiare le opere di grandi maestri contemporanei, come Burri, Fontana, Moore, De Kooning, Afro, Fautrier.

Agli esordi dell’attività pittorica svolge contemporaneamente un lavoro che gli dà modo di affinare la propria sensibilità e intuizioni artistiche e di farsi “sul campo” una cultura di riguardo, anche museale: si occupa, infatti, degli allestimenti alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna.

Entra così in contatto con alcuni indiscussi protagonisti del ’900 artistico italiano, come De Chirico, Manzù, Guttuso, Annigoni, Conti e un’altra decina di artisti che ritroviamo nel suo libro uscito nel 2009, “Incontri con i grandi Maestri del ‘900”.

Alla fine degli anni ’70, si avverte nel suo lavoro l’esigenza di una svolta. Il naturalismo lirico e gestuale che gli è proprio lascia il passo ad un bisogno di drammatica interiorizzazione sul modello ideale di Bacon e De Kooning. È con questi artisti che la svolta pittorica diviene definitiva anche se talvolta lo ritroviamo brevemente sui suoi passi come nelle opere “La femminista”,“L’Albero della Vita” e “Omaggio a Bacon”. Come si è detto, l’espressione del suo sentire interiore si manifesta con la vivacità del colore, un colore in movimento dove la forza della pennellata esprime rabbia, talvolta disperazione, raramente calma e riflessione. Concetti esaltati dal critico Giuliano Serafini nel bel catalogo del 2001 ‘Dentro la Natura’, nel quale scrive “Mai come ora il colore è emerso con altrettanto protagonismo nella pittura di Visani”.

L’evoluzione della Sua pittura si era già colta in uno scritto di Luigi Carluccio nel lontano 1977 “[…] e già si avverte una certa accelerazione dinamica della struttura dell’immagine e della linea, dei suoi contorni. Il segno diventa insomma saettante. I quadri così eleganti della pittura di Breddo, maestro d’elezione di Visani, subiscono i primi strappi. Si direbbe che i denti di De Kooning mordano i suoi velluti. […] Da lui e forse anche un poco da Alechinski sino a risalire ad Ensor per quel carattere nordico della follia, anche della follia ecologica che nella pittura di Visani si nota in opere come “Seveso”.

Nella sua vita di artista un racconto a parte meriterebbe l’incontro con John Cage (che peraltro Visani ha riassunto nel catalogo “Da Dino Campana a John Cage” nel quale rivive un’ampia pagina della sua pittura e dove troviamo omaggi, pensieri, citazioni rivolti ai Maestri già citati) e quella sorta di happening che li fece ritrovare su un treno “musicale” nel quale l’artista americano era impegnato con un concerto itinerante. Una situazione “messa sulla tela” che fece scattare l’amicizia fra i due “matti da legare”.

Sia le frequentazioni del passato che le numerose esposizioni in tante parti del mondo hanno dato a Enrico Visani un respiro cosmopolita che lo proietta fra i più importanti artisti del nostro novecento.

L’impulso alla denuncia, come si è accennato, lo porta all’impegno poi profuso nell’illustrare la tragedia del dopo Cernobyl (La Natura genera mostri) e, nel ’78, a dedicarsi nervosamente ad una grande opera dal titolo “Apocalisse” dove ritroviamo l’invasione dell’ Afganistan.

Poi il peregrinare in mondi spesso oppressi e miseramente poveri (Perù, Argentina, Nicaragua, Venezuela, Jugoslavia e Cile, solo per citarne alcuni) lo ha portato a porsi delle domande fra le quali possiamo citare: “esisterà una vera Giustizia?”. Questo peregrinare, osservare, soffrire per e nelle ingiustizie ha generato altrettanti lavori; ricordiamo “La Nube di Seveso”, “Speranze tradite” che occupano le sale di musei quali  il Civico Bologna 1974, il “Museo de Arte Italiano" Lima Perù 1988, Palazzo Medici Riccardi di Firenze 2015.

 

Tempi recenti.

 

Fra i luoghi delle mostre dell’ultimo decennio, in Italia, oltre al già citato Palazzo Medici Riccardi, si possono inserire il Museo Marino Marini di Firenze, il Museo Bandini di Fiesole, il Centro Studi Campaniani di Marradi, gli antichi Magazzini del Sale di Cervia, poi il Museo della Manifattura Galileo Chini di Borgo San Lorenzo dove il Comune ha allestito una sala a lui dedicata.

Per rimanere nei dintorni di casa nostra, nel 2012, il Maestro ha esposto con successo alle Terme Excelsior di Montecatini; un suo quadro di quella mostra, “Omaggio a Lucio Dalla”, è ora ospitato in via permanente nel Museo di Arte Contemporanea, il MOCA, della cittadina termale.

Marcello Paris

 


 

 

 



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