12/11/2016
Dialogo in silenzio

Gisella Codara
Gisella Codara nasce in Italia e dal 1981 al 1984 frequenta il Kingsway College a Londra, dove studia le tecniche di ceramica. Dal 1984 vive in Germania, dove insegna ceramica per adulti e bambini all’Università Popolare e conduce corsi di aggiornamento per docenti di ceramica.
Dal 1996 pratica nel proprio studio approfondendo le tecniche del fumo e raku. Dal 2008 sperimenta per lo più con materiali alla base della porcellana.
Partecipa a numerose mostre nazionali e internazionali in Germania, Italia, Inghilterra, Ungheria, Croazia e Olanda.
Premio d’onore, Offenburg (2000), Germania.
Medaglia d’oro al Concorso Internazionale di Ceramica a Nova Milanese (2005).
Per più informazioni rivolgersi a
www.Gisella-Codara.eu; Gisella.Codara@web.de

Friedrich Palmer
Friedrich Palmer nasce nel 1957 nella Foresta Nera.
Nel 1977 ha la sua prima formazione come tornitore di legno, nel 1982 frequenta la scuola di arti figurative Nürtingen nella classe per lo studio dell’incisione di Michael Helm. Nel 1988 frequenta l’Accademia estiva di Salzburg nella classe per lo studio dell’incisione di Uwe Bremer. Dal 1984 lavora su disegni, incisioni, xilografie, incisioni su vetro, collage di cellophane e monotipie.
La sua attività fra le altre comprende: oggetti e installazioni di opere d’arte nello spazio aperto; assistenza a progetti artistici pubblici; docente nella formazione degli adulti nel settore del disegno libero, ritratti a matita, acquaforte e monotipia.
Collabora inoltre nel settore della tecnica archeologica per il museo federale di preistoria di Blaubeuren per la mostra Württembergische Landesausstellung del 2009 e per la società per la preistoria.
La sua opera figura in collezioni pubbliche e private e realizza mostre sul territorio nazionale e all’estero. Premio Paul Jauch 2010.
Friedrich Palmer vive e lavora a Eningen unter Achalm 72800
Reutlingerstr.12
Tel . : 07121 / 88527; mail: friedrich.palmer@web.de

 

Prima del ‘700 la lavorazione della porcellana era ancora sconosciuta in Europa, ma una grande quantità di oggetti di questo tipo veniva comunque importata dalla Cina. Vasi e servizi da tavola erano molto apprezzati da nobili e aristocratici europei, che li ostentavano sia come simbolo della loro ricchezza e potenza che come rappresentazione di gusto e raffinatezza. All’inizio dello XVIII secolo, in diverse parti d’Europa, iniziarono le ricerche per scoprire il segreto di quest’affascinante e prezioso materiale chiamato anche l’oro bianco. Già nel 1708, nella città di Dresda, fu creata la prima porcellana europea.
La riscoperta della porcellana da parte degli artisti ceramisti nella seconda metà del ‘900 è merito del fascino delle sue proprietà - lucentezza, trasparenza, durezza e fragilità. Lavorare con la porcellana richiede molta attenzione, dall’inizio del processo di lavorazione fino alla fase finale. Per l’artista o l’artigiano è una continua sfida a spingere la materia ai limiti delle sue possibilità.
Le opere di Gisella Codara presentate nell’ambito della mostra sono realizzati a mano. Il materiale è porcellana mischiata con carta (paperclay). Questa combinazione dà possibilità di oltrepassare i limiti della sottigliezza e leggerezza degli oggetti prodotti. Le bottiglie, nei colori pastello e nel bianco latteo tipico della porcellana, raggruppate tra di loro, si completano a vicenda. Le composizioni proposte all’attenzione dei visitatori rimandano alla misurata compostezza delle Nature Morte di Morandi.

 

Friedrich Palmer dall'inizio degli anni ‘80 lavora quasi esclusivamente ad acqueforti di critica sociale, prevalentemente in bianco e nero: in questo periodo il colore sembra quasi inesistente. Per il disegnatore l’inizio, lo svolgimento, il contenuto e il compimento di una linea continuano tutt’oggi ad avere il loro fascino: il trovare un’immagine può essere un processo di ricerca quasi documentaria o anche un ritrovamento casuale su superfici silenziose, il lavoro prosegue poi con un vago sapere interiore che guida la mano in una modalità severa, come anche frammentaria, di linee verso un obiettivo che non è mai così precisamente definito e forse non vuole nemmeno esserlo. Proprio i monotipi creati negli ultimi anni mostrano in modo impressionante ciò che comporta questo sapere interiore.
I monotipi nascono sotto la pressione di bulini, dita e tutto ciò che può servire a premere la carta sull’inchiostro da stampa steso sottilmente. Un’idea di forma quasi sbiadita quindi si traccia sopra il bianco della carta e la realtà del chiaro e dello scuro si genera in assoluto silenzio. Ne conseguono linee di stravagante fragilità, per metà casuali, per metà consapevoli. In rapida sequenza nascono una serie di immagini bizzarre. Un’immagine impara da un’altra.
Non mancano sviluppi  che da più semplici linee d’aria conducono a più profondi neri di superficie. Entrambi i colori, bianco e nero notte, si condizionano in una danza bellicosa che si fa strada e né l’uno né l’altro hanno il sopravvento. Nei disegni a china e nei grandi oggetti di filo metallico che nascono durante l’atto creativo sono insiti i medesimi principi di confusione e districamento lineare.
 

 



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