27/05/2017
Ulrich Haug - Metafore in cera

Ulrich Haug: Metafore in cera

L’intera carriera di Ulrich Haug lascia presagire fin dagli albori una grande sensibilità. Nato a Fluorn nel 1972, dal 1992 al 1996 ha studiato ortopedagogia con specializzazione in arte a Ludwigsburg e a Tubinga, dal 1994 al 1996 all’istituto di disegno di Tubinga e nel 2002  all‘accademia di arte europea a Treviri.

Dal 1997 Haug insegna in diverse scuole per soggetti con disabilità mentale e dal 1999 impartisce lezioni di composizione, pittura, stampa e plastica alla facoltà di pedagogia a Stoccarda. Dal 2003 numerose mostre individuali e collettive e infine, dal 2011, la partecipazione regolare alla fiera ART Karlsruhe lo hanno reso famoso in Germania e all’estero. Haug vive e lavora a Waiblingen/Baden-Württemberg.

La cera è il materiale che Haug ha scoperto essere il più idoneo, come anche il più insolito, a rappresentare il suo impeto artistico.

In ambito artistico la cera era già conosciuta fin dall’antichità e nell’età moderna è stata impiegata in particolar modo per studi plastici. Tuttavia è l’arte contemporanea che fa assurgere questo importante materiale a espressione del messaggio artistico e col tempo poi conquista, soprattutto con Beuys, una profonda dimensione simbolica. Ulrich Haug partendo da questa importante tradizione riesce, attraverso la sperimentazione, a trovare la propria strada.

I suoi oggetti riescono – spesso nello stile seriale come fini variazioni  musicali – a scandagliare in modo congeniale  la pluridimensionalità simbolica, le dimensioni storiche e biologiche, il grado di diafania tra l’opaco e il trasparente, così come le varianti naturali e le tecniche di lavorazione e di formazione. Queste opere diventano così  simboli sensibili e i piccoli crocifissi inseriti occasionalmente divengono quasi dei reperti. Haug ricorre anche alla forma del dittico o del trittico: molte delle sue opere sono permeate da un carattere religioso che si prefigge di rendere percepibile la particolarità, il divenire e il trascendere come metamorfosi di una esistenza superiore e immortale.

Le metafore di cera di Ulrich: simboli di un’esistenza superiore.

Thomas Becker
Storico dell‘arte, Tubinga

 

Ulrich Haug - Biografia

1992-1996

Studio in ortopedagogia con specializzazione in arte all’università di pedagogia a Ludwigsburg e all’università di Tubinga. Studi artistici presso il Prof. Fritz Straļ¢ner, Prof. Hermann Burkhardt, Prof. Christian Kattenstroth e Frido Hohberger.

1994-1996

Studio all’istituto di disegno dell’università di Tubinga presso Frido Hohberger e Jürgen Klugmann.

Dal 1997

Attività didattica presso diverse scuole per soggetti con disabilità mentale.

Dal 1999

Attività didattica presso la facoltà di ortopedagogia a Stoccarda. Qui impartisce seminari e corsi di pittura, stampa, plastica e tecniche di composizione.

2002

Accademia dell’arte europea a Treviri. Seminari presso Walter Henn e Sabine Laidig

 

 

Senza titolo

Sia come reperto originale sia come calco in gesso, il crocifisso subisce, in relazione con il favo e la qualità eufemistica della paraffina, un’impressionante attenuazione del suo dolore.

Questo morbido “avvolgimento” lascia intuire occasionalmente anche il colore del sangue del sacrificio o lo rimpiazza in rigagnoli che scivolano dolcemente: la cera diventa la metafora della salvezza, dal cui spirito sembra operare la figura di Cristo che si manifesta in modo plastico.

 

 

 

 

 

 

 

A strati

“A strati” nascono con diversi strati di materiale stesi con la paraffina sulla superficie uniforme del quadro, con il bitume  che trapela dando risalto, in modo armonico, al contrasto dei materiali da ruvido a morbido. Insieme a raffinati pigmenti di colore rivelano idee indistinte, che evocano nell’immaginario dell’osservatore come una lontana parvenza di sagome di stele o imbarcazioni immerse nel paesaggio circostante.

 

 

 

 

 

 

 

Oggetti parietali

Qualsiasi materiale Haug associ alla cera –  legno carbonizzato, fil di ferro, pezzi di calcestruzzo – “è un avvolgere” in modo quasi dolce, un trasparire di presagi  che abbraccia e accoglie materiali logori, distrutti, morti conferendo loro un’aura di sicurezza e preziosità. È la morbidezza lattiginosa che tematizza in modo tattile e ottico i contrasti delle qualità del materiale, cominciando a sciogliere le opposizioni e perciò trasformando in immagine il processo del diventare e del passare.

 



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