24/03/2017
JOHN VANDER - I Measure Time By How A Body Sways

John Vander trova che la definizione di metafora data da Duke Ellington “un tono parallelo” sia la migliore e guardando le sue opere si comprende il perché. Le rappresentazioni pittoriche di John non sono realistiche eppure restano legate ad una connotazione figurativa, queste immagini sono appunto una metafora della realtà, una realtà parallela filtrata dal suo sguardo, dalle sue esperienze, dalle sue emozioni. La sintesi formale delle sue opere fa sì che la resa volumetrica non sia indispensabile, la bidimensionalità è sufficiente per raccontare quello che John percepisce, l’immediatezza del momento è spesso data da larghe pennellate nere e il movimento viene reso con distorte ed improbabili evoluzioni anatomiche dei ballerini. La realtà filtrata dall’occhio di John è essenziale come un fotogramma e pungente come un assolo di sax, talmente primitiva e priva di sovrastrutture da ricordare un attualissimo graffito rupestre
Si ha la sensazione che l’artista abbia premura di cogliere degli attimi, dei frammenti di sensazione, di ricordo e, quasi come stesse utilizzando una fotocamera, scatti molti fotogrammi per riuscirci. Quelli che John cattura e riporta su carta sono attimi, ma attimi preziosi, sublimati, quei momenti che tanto vorremmo catturare e tenere sempre con noi perché sono splendidi ma caduchi e istantanei come un battito d’ali.
Il paragone con la musica jazz che John stesso utilizza per definire il suo modo di dipingere è sicuramente calzante, l’artista infatti non si discosta da tecniche artistiche codificate né cede alla pura astrazione ma, conciliando rigore formale e spontaneità, raggiunge un risultato estetico che sintetizza il tempo e lo spazio ma soprattutto coglie e cristallizza in ogni dipinto un’atmosfera e un momento emotivo unico e irripetibile.
 

Ambra Tuci
Commissione Mostre Fondazione Marino Marini

 

JOHN VANDER

John Vander nasce negli Stati Uniti nel 1947, cresce nel New England e studia al Boston Museum School e inizia a dipingere nel suo studio sulla costa del Maine fin dal 1976. Nel 1991 lui e sua moglie visitano la Toscana durante la loro luna di miele. Finiscono per comprare una casa di pietra della metà del 1400 a Collodi Castello, paese dove è nato Pinocchio e dove si trova Villa Garzoni con uno dei più famosi giardini barocchi d’Europa. John Vander sostiene che la sua opera è stata influenzata da Cezanne, Matisse e dagli stampatori Giapponiesi del 19° secolo, come Hiroshige e Hokusai, e il suo modo ‘astratto’ di dipingere nasce dalla contrapposizione tra il paesaggio del Maine e quello delle colline toscane. I suoi paesaggi astratti, gli studi figurativi di ballerini e musicisti sono stati apprezzati dal pubblico di tutto il mondo. Attualmente i suoi dipinti sono esposti alla Gold/Smith Gallery a Boothbay Harbor nel Maine.

Dipingo e disegno per esplorare aspetti della mia esperienza che non potrei affrontare in altro modo. Il punto di partenza è tutto ciò che è più vicino a me e si sovrappone con i ricordi e la fantasia. Provo, tramite la pittura, a inventare o forse scoprire un qualcosa che possa essere metafora stessa di questa esperienza. L’espressione di Duke Ellington “un tono parallelo” è forse una definizione migliore di metafora. Anche se molti dei miei quadri non sono immediatamente riconoscibili come ‘figurativi’ non dovrebbero essere visti come opere astratte. Io uso il colore per creare la luce e l’atmosfera e, spero, anche di rendere una sensazione di spazio e di tempo.

Le opere esposte sono tutte opere recenti, 100 x 70 cm, realizzate in tecnica mista: grafite, acquerello, inchiostro, matita, acrilico, pastello ad olio, matita colorata e collage, talvolta usati da soli, a volte tutti assieme.

 


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